lunedì 11 aprile 2016

Un altro video sul referendum di Domenica 17 Aprile!!!

Guardate questo video e ricordatevi che Domenica 17 Aprile si potrà votare dalle 7:00 alle 23:00.
Il Presidente del Consiglio invita a non andare a votare ma l'art. 48 della Costituzione dice che: "Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico...
...Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge."
Ancora una volta il Presidente Renzi va contro la Costituzione, cosa ingiustificabile per una carica dello Stato come la sua.

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle Saronno su Lunedì 11 aprile 2016

venerdì 8 aprile 2016

Riina da Vespa??? Una vergogna...

Abbiamo assistito in settimana a una delle pagine più tristi nella storia della televisione italiana: nella trasmissione "Porta a porta", condotta da Bruno Vespa, è stato ospite il figlio di Totò Riina per promuovere il suo libro. Salvatore Riina ha scontato una condanna a 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa. 
Noi vogliamo rispondere con questo discorso pronunciato da Roberto Scarpinato, procuratore generale della Corte di Appello di Caltanissetta, alla commemorazione per i 20 anni dell’assassinio di Paolo Borsellino, con il quale ha lavorato fianco a fianco nel pool antimafia.

Caro Paolo,

oggi siamo qui a commemorarti in forma privata perché più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.


E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima in cambio di promozioni in carriera o dell’accesso al mondo dorato dei facili privilegi.

Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.

Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato paese.

Un paese nel quale per troppi secoli la legge è stata solo la voce del padrone, la voce di un potere forte con i deboli e debole con i forti. Un paese nel quale lo Stato non era considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune.

Sapevi bene Paolo che questo era il problema dei problemi e non ti stancavi di ripeterlo ai ragazzi nelle scuole e nei dibattiti, come quando il 26 gennaio 1989 agli studenti di Bassano del Grappa ripetesti: “Lo Stato non si presenta con la faccia pulita… Che cosa si è fatto per dare allo Stato… Una immagine credibile?… La vera soluzione sta nell’invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste istituzioni”.

E a un ragazzo che ti chiedeva se ti sentivi protetto dallo Stato e se avessi fiducia nello Stato, rispondesti: “No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale”. E proprio perché eri consapevole che il vero problema era restituire credibilità allo Stato, hai dedicato tutta la vita a questa missione.

Nelle cerimonie pubbliche ti ricordano soprattutto come un grande magistrato, come l’artefice insieme a Giovanni Falcone del maxiprocesso che distrusse il mito della invincibilità della mafia e riabilitò la potenza dello Stato. Ma tu e Giovanni siete stati molto di più che dei magistrati esemplari. Siete stati soprattutto straordinari creatori di senso. 

Avete compiuto la missione storica di restituire lo Stato alla gente, perché grazie a voi e a uomini come voi per la prima volta nella storia di questo paese lo Stato si presentava finalmente agli occhi dei cittadini con volti credibili nei quali era possibile identificarsi ed acquistava senso dire “ Lo Stato siamo noi”. Ci avete insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e coltivi la capacità di innamorarsi del destino degli altri. Nelle pubbliche cerimonie ti ricordano come esempio del senso del dovere.

 Ti sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande. Ci hai insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti e a obbedienza gerarchica ai superiori. Ci hai detto chiaramente che se tu restavi al tuo posto dopo la strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto e militaresco senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore.

Lo hai ripetuto la sera del 23 giugno 1992 mentre commemoravi Giovanni, Francesca, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Parlando di Giovanni dicesti: “Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato”. 

Questo dicesti la sera del 23 giugno 1992, Paolo, parlando di Giovanni, ma ora sappiamo che in quel momento stavi parlando anche di te stesso e ci stavi comunicando che anche la tua scelta di non fuggire, di accettare la tremenda situazione nella quale eri precipitato, era una scelta d’amore perché ti sentivi chiamato a rispondere della speranza che tutti noi riponevamo in te dopo la morte di Giovanni.

Ti caricammo e ti caricasti di un peso troppo grande: quello di reggere da solo sulle tue spalle la credibilità di uno Stato che dopo la strage di Capaci sembrava cadere in pezzi, di uno Stato in ginocchio ed incapace di reagire.

Sentisti che quella era divenuta la tua ultima missione e te lo sentisti ripetere il 4 luglio 1992, quando pochi giorni prima di morire, i tuoi sostituti della Procura di Marsala ti scrissero: “La morte di Giovanni e di Francesca è stata per tutti noi un po’ come la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c’erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato”.

Missione doppiamente compiuta, Paolo. Se riuscito con la tua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso. E sei riuscito con la tua morte a farci capire che una vita senza la forza dell’amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità.

E dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerti personalmente e apprendere da te questa straordinaria lezione che ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per ricominciare quando dopo la strage di via D’Amelio sembrava – come disse Antonino Caponnetto tra le lacrime – che tutto fosse ormai finito.

Ed invece Paolo, non era affatto finita e non è finita. Come quando nel corso di una furiosa battaglia viene colpito a morte chi porta in alto il vessillo della patria, così noi per essere degni di indossare la tua stessa toga, abbiamo raccolto il vessillo che tu avevi sino ad allora portato in alto, perché non finisse nella polvere e sotto le macerie.

Sotto le macerie dove invece erano disposti a seppellirlo quanti mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle e a nostra insaputa.

Abbiamo portato avanti la vostra costruzione di senso e la vostra forza è divenuta la nostra forza sorretta dal sostegno di migliaia di cittadini che in quei giorni tremendi riempirono le piazze, le vie, circondarono il palazzo di giustizia facendoci sentire che non eravamo soli.

E così Paolo, ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non vi avessero lasciato morire.

Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice dell’economia e della finanza e molti altri.

Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo.

Ma, caro Paolo, tutto questo nelle pubbliche cerimonie viene rimosso come se si trattasse di uno spinoso affare di famiglia di cui è sconveniente parlare in pubblico. Così ai ragazzi che non erano ancora nati nel 1992 quando voi morivate, viene raccontata la favola che la mafia è solo quella delle estorsioni e del traffico di stupefacenti.

Si racconta che la mafia è costituita solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano. Si racconta che personaggi simili, ex villici che non sanno neppure esprimersi in un italiano corretto, da soli hanno tenuto sotto scacco per un secolo e mezzo la nostra terra e che essi da soli osarono sfidare lo Stato nel 1992 e nel 1993 ideando e attuando la strategia stragista di quegli anni. Ora sappiamo che questa non è tutta la verità.

E sappiamo che fosti proprio tu il primo a capire che dietro i carnefici delle stragi, dietro i tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti. E per questo motivo ti sentisti tradito, e per questo motivo ti si gelò il cuore e ti sembrò che lo Stato, quello Stato che nel 1985 ti aveva salvato dalla morte portandoti nel carcere dell’Asinara, questa volta non era in grado di proteggerti, o, peggio, forse non voleva proteggerti.

Per questo dicesti a tua moglie Agnese: “Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno”. Quelle forze hanno continuato ad agire Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza. E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più.

Pochi minuti dopo l’esplosione in Via D’Amelio mentre tutti erano colti dal panico e il fumo oscurava la vista, hanno fatto sparire la tua agenda rossa perché sapevano che leggendo quelle pagine avremmo capito quel che tu avevi capito.

Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura. Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in quelle dei magistrati. Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne. Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura.

Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte. 

E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.

mercoledì 6 aprile 2016

REFERENDUM TRIVELLAZIONI spiegato in 2 minuti





Abbiamo scelto un video imparziale per cercare di spiegarvi nel modo più neutrale la valenza del referendum che andremo a votare il prossimo 17 Aprile. Prendetevi 2 minuti per vederlo.

domenica 3 aprile 2016

Ma ci guadagniamo davvero con le estrazioni di petrolio in Italia???

Continuiamo a parlare del referendum del 17 Aprile che riguarda le estrazioni in mare di gas e petrolio.
In questo caso vogliamo soffermarci sull'aspetto economico della questione: si dice infatti che l'estrazione di gas e soprattutto petrolio porti soldi nelle casse del Paese, beh in effetti non è proprio così, facciamo un esempio.
In Italia le royalties (in pratica la percentuale del guadagno che è dovuta al Paese in cui avvengono le estrazioni) sono del 7%; però da questo 7% dobbiamo togliere i primi 80 milioni di Smc - metri cubi standard - di gas e le prime 50.000 tonnellate di olio prodotti che non sono sottoposte a queste tasse. 
Non ci sono invece royaltiy per produzioni disperse, bruciate, impiegate in operazioni di
cantiere o di campo o reimmesse in giacimento, e per le prove di produzione.
Quindi se il petroliere X produce 100.000 tonnellate di petrolio annuo, che vende a 10
milioni di euro, prima di calcolare il 7% di royalty su 10 milioni di valore del prodotto,
bisogna procedere ad un taglio di 41 euro per tonnellata: ne consegue che il 7% delle royalty
sarà calcolato non più su 10 milioni, ma su 5.900.000 euro (se si escludono gli ulteriori sgravi ).
Ah dimenticavo le royaltiy al 7% che abbiamo in Italia sono le più basse al mondo: in Guinea sono il 25%, in Venezuela 33%, in Libia 85%, in Arabia Saudita 50%,in Russia 80%, in Canada 50%, in Alaska 60%, in Norvegia 80% (fonte: The Economist).
http://vitalsigns.worldwatch.org/vs-trend/fossil-fuel-and-renewable-energy-subsidies-rise
Non sarà mica che in Italia ci guadagnano solo i petrolieri??? Meditate gente, meditate!!!

lunedì 28 marzo 2016

Referendum del 17 Aprile 2016

Il 17 Aprile al referendum contro le trivellazioni in mare il Movimento 5 Stelle voterà SI!!! Il Governo ha deciso, in modo scellerato, di non accorpare il quesito referendario con le elezioni amministrative che si svolgeranno in molte città importanti (Roma, Milano, Torino, ecc.ecc.) dilapidando ben 300.000.000€ di soldi pubblici, è quindi importante che tutti vadano a votare per non rendere inutile questa spesa ingente. Nei prossimi giorni approfondiremo il quesito referendario e vi daremo le date in cui ci troverete in piazza per venirci a conoscere e chiederci tutto quello che volete.




venerdì 11 marzo 2016

Comunicato del Sindaco sui fatti avvenuti durante il Consiglio comunale di Sabato 5 Marzo

Pubblichiamo per diritto di cronaca il comunicato rilasciato dal Sindaco di Limido Comasco, Danilo Caironi, sui fatti accaduti nel Consiglio Comunale di Sabato 5 Marzo. Lo riportiamo per intero, siamo pronti a lasciare spazio anche a un'eventuale risposta delle minoranze. Come gruppo ci riserviamo il diritto di prendere posizione su ciò che è accaduto in un secondo momento, dopo aver accertato come stanno effettivamente le cose.
Vi ricordiamo che il filmato completo del Consiglio comunale è disponibile sul nostro canale youtube "Limido5stelle".

Carissimi Colleghi e carissimi Concittadini,
si è assistito, nella seduta del Consiglio comunale dello scorso sabato 5 marzo, ad una triste pagina della storia politica del Comune di Limido Comasco. Si è assistito al chiaro tentativo – da parte dei consiglieri di minoranza – di screditare questo Sindaco e questa Giunta, con accuse prive di qualsiasi fondamento. Addirittura si è assistito all'abbandono dell'aula da parte delle forze di minoranza, con la conseguente rinuncia da parte loro a discutere nel merito il bilancio di previsione.

            Le censure sollevate dalle minoranze in intestazione, però, sono risultate totalmente infondate, tradendo una evidente “mala fede”, oltre ad una profonda mancanza di argomenti politici di merito da poter opporre a questa Amministrazione, che è poi il vero dato politico che va tratto da questa vicenda poco edificante.

            Tale assunto è presto dimostrato, rispondendo nel merito alle accuse infondate e tendenziose sollevate dalla minoranza.

1.- Sull'affermazione secondo cui questo Sindaco abbia convocato i Consiglieri con “un sotterfugio”, consistente nell'aver “nascosto  a fine riunione, riga tra le righe...” quello che avrebbe dovuto essere invece il tema fondamentale della seduta, cioè quello del bilancio di previsione.
FALSO!
Basta solo osservare al riguardo che la deliberazione del bilancio viene necessariamente preceduta da deliberazioni propedeutiche, come quella sul DUP (che è per legge un presupposto del bilancio) o quelle sulle imposte (IMU, TASI, TARI, addizionale IRPEF etc), le cui aliquote, per entrare in vigore nell'anno in corso, devono essere per legge approvate prima dell'approvazione del bilancio.

2.- Sulla “mole di lavoro richiesto per l'analisi della documentazione” come “trucco” o “metodo” usato dalla maggioranza per impedire ai Consiglieri di approfondire e studiare i documenti che erano oggetto di discussione in consiglio.

FALSO!
I Consiglieri tutti hanno avuto ampi margini di tempo per studiare la “mole” di documenti paventata, con termini maggiori rispetto a quelli previsti dal regolamento:
  • Per quanto riguarda il DUP, si sottolinea il fatto che lo stesso è stato approvato dalla giunta comunale in data 19.12.2015 e presentato ai Capigruppo Consiliari in data 31.12.2015 tramite PEC, ragion per cui i Consiglieri Comunali hanno avuto più di due mesi di tempo per approfondire tale atto;
  • Per quanto riguarda i regolamenti in materia sociale, quello ISEE recepisce lo schema adottato a livello di Ambito e non può essere modificato; quello sulle altre prestazioni sociali è composto da appena 6 articoli, di chiara e semplice comprensione;
  • Per quanto riguarda le deliberazioni relative alle imposte ( IMU, TASI, TARI, addizionale IRPEF), sono tutte delibere in cui si confermano le aliquote dell'anno scorso. Pertanto, non c'era molto su cui discettare, se non sul fatto di riconoscere il merito a questa amministrazione di essere riuscita anche quest'anno a non aumentare i tributi locali, nonostante i continui tagli da parte dello Stato a danno dei Comuni;
  • Per quanto riguarda il bilancio si fa presente ancora ai Signori Consiglieri di minoranza, che gli schemi di bilancio sono stati depositati il 15 febbraio u.s., e per l'effetto i Consiglieri hanno avuto a disposizione i documenti di bilancio per 20 giorni, cioè per un termine maggiore a quello previsto dalle norme regolamentari attualmente vigenti per l'approvazione del bilancio;
  • A ciò va anche aggiunto che i consiglieri di minoranza sono stati ricevuti dall'Assessore ai Servizi sociali e dalla Responsabile del Servizio economico finanziario, ottenendo tutti i chiarimenti che hanno ritenuto di chiedere sui regolamenti di natura sociale e su DUP, tributi e bilancio, nonostante ciò sono riusciti a presentare un emendamento tecnicamente irricevibile.

            Svelata la falsità dei motivi addotti dalle minoranze a giustificazione dell'abbandono dell'Aula consiliare, ancor più sgradevole è risultato poi il rilevare, nella dichiarazione rilasciata dalle minoranze stesse, un elenco di osservazioni su dati puntuali del bilancio, anche con riferimenti a cifre e disegni di singoli progetti, che dimostra come alla fine il bilancio lo avessero visto ed adeguatamente esaminato, smentendo nella sostanza ciò che hanno affermato con la loro teatrale protesta.

            Troppo comodo criticare le scelte dell'amministrazione rilasciando una dichiarazione scritta e sfuggendo al pubblico dibattito ed al democratico confronto, col plateale gesto dell'abbandono dell'Aula.

            Troppo comodo lamentare di essere vittima di “trucchi”, “sotterfugi”, “metodi” tesi ad impedire alla minoranza di approfondire adeguatamente i temi delle sedute, quando invece il tempo  a disposizione è stato ben superiore a quello minimo previsto dai regolamenti.
Troppo comodo cercare di cavarsela con false dichiarazioni finalizzate a nascondere l’incoerenza che ormai vi contraddistingue: nella stessa seduta consiliare riuscite a lamentarvi per le scarse manutenzioni e a chiederci di ridurre lo stanziamento delle stesse, a mettere in discussione progetti approvati da voi nel precedente mandato, ad  esprimere parere favorevole a svariate scelte salvo poi ostacolarne la realizzazione.

            Se non si è arrivati preparati sul pezzo, ciò è dovuto a carenza di argomenti politici da opporre a questa maggioranza o, a tutto concedere, ad indolenza politica dei protagonisti di minoranza.

            Non pensino, i signori Consiglieri che – abbandonando il loro seggio sabato mattina –abbiano reso un buon servizio alla comunità di Limido, o tanto meno ai loro elettori. Il risultato è stato solo quello di aver rinunciato a discutere le scelte di indirizzo politico di questa amministrazione nel merito! Vi siete sottratti ad un leale contraddittorio, ad un pubblico e democratico confronto, sul merito delle scelte politiche che questa maggioranza – assumendosene la responsabilità politica – intende perseguire per il buon governo della comunità Limidese.

            Per il bene dei nostri Cittadini, si auspica di non assistere più a simili sceneggiate, si auspica che le minoranze assumano la responsabilità di confrontarsi nel merito delle questioni politiche, facendo valere le loro idee – anche se diverse dalle nostre – nelle sedi e con i modi che la legge ha previsto a tali fini, esercitando i  poteri ed osservando i doveri connessi alla carica assunta, con senso delle Istituzioni e con onore.



                                                                                                             Il Sindaco
                                                                                                          Danilo Caironi

lunedì 7 marzo 2016

Video del consiglio comunale di Sabato 5 Marzo 2016

E' on line il video del consiglio comunale di Limido Comasco svolto Sabato 5 Marzo 2016. Come ormai tradizione gli attivisti di Limido Comasco svolgono un servizio utile a tutta la popolazione per cercare di divulgare il più possibile le decisioni prese dalla giunta in carica.